Il mito di Icaro, lo conosciamo tutti…più o meno raccontato come colui che per brìo e sfrontatezza verso i consigli del saggio Dedalo, svettò verso il sole per sfuggire dal labirinto di Minosse , dopo essere stato rinchiuso insieme al padre , accusato di aver facilitato la fuga di Teseo e Arianna dal Minotauro. Avendo due ali di piume, cera e fango, avrebbe dovuto mantenere un volo stabile tra cielo e mare , per evitare il calore e l’umidità.
[Due notti fa il mio sogno:
l’aereo su cui viaggiavo precipitava in mare , proprio mentre il comandante annunciava che sarebbe “salito di poco sopra le nuvole per evitare una turbolenza”..bene! Aereo precipitato, io in mare che volevo salvare una bambina , sicuramente la me stessa (bambino interiore) che invece era affogata. Risultato ? Ho nuotato tranquilla e le acque erano tranquille]
Così mi è tornato in mente il volo di Icaro
Il mito insegnato sui banchi di scuola , è simbolo della trasgressione giovanile, dell’orgoglio e mette in guardia circa i pericoli della superbia e dell’arroganza. Ovidio ci mette il carico da 90 scrivendo che l’aver trascurato “la guida del padre” porta Icaro incontro ad un destino fatale. L’audacia diventa tomba.
Ma arriva il premio Nobel Dario Fò che ci descrive un Icaro diverso , un giovane deciso ad inseguire i propri sogni senza farsi ingabbiare dalle paure , criticando l’interpretazione della mitologia volta a terrorizzare .
La psicologia , parola che deriva dal greco psychè (soffio, anima) e logos (studio), con cui originariamente si approccia, è lo studio filosofico dell’Anima
…e il mito si trasforma sotto Psychè
Ci sono dei momenti nella vita in cui ci sentiamo imprigionati…dal lavoro, da una relazione, da una situazione, da noi stessi..il labirinto di Cnosso, dove ci incastriamo, perseguiamo la strada nella speranza di trovare la via d’uscita prima o poi, o che qualcuno ce ne tiri fuori liberandoci dalla responsabilità di doverlo fare noi.
Il nostro “bambino interiore” Re Minosse, ha dato mandato di costruire quel labirinto per imprigionare i propri mostri, il Minotauro, chiudendoci dentro il suo stesso costruttore, Dedalo, Ego. Quando cerchiamo di imprigionare le parti ostacolanti di noi, alla fine imprigioniamo anche noi stessi, come se per catturare le proprie paure fosse necessario chiudersi dentro con loro..ormai sono conosciute (apparentemente) e confortanti (a tratti).
Quando un’anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. [James Joyce, Dedalus.]
Così Icaro diventa simbolo della libertà conquistata ad un unico costo: sacrificare noi stessi per come ci eravamo conosciuti all’interno del labirinto. C’è sempre un momento nella vita in cui siamo costretti ad “ucciderci” (compreso ciò che ci circonda) per proseguire in una nuova direzione.
La stella, il Sole, guida Icaro alla ricerca di libertà.
L’inavvicinabile, il Sole appunto, la Luce, è ciò che, se avvicinato, ci conduce fuori dal labirinto verso il mare..anima, ovvero verso la libertà.
La morte di Icaro è in realtà il simbolo della sua resurrezione a nuova vita


“Bambina inna morata, stanotte ti ho sognata, ti eri addormentata nel sogno dell’amor!!!…”